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L'Ecologico International Film Festival promuove, attraverso il cinema, lo sviluppo di una coscienza ambientale. Il Cinema Indipendente coraggiosamente testimonia da anni attraverso film e documentari il conflittuale rapporto uomo/natura. Il nostro obiettivo è di sensibilizzare tutti gli attori sociali a considerare il nostro pianeta come un sistema vivente. Si riparte con la nuova edizione dell'Ecologico International Film Festival che avrà come sede di partenza e d'arrivo Nardò, ma che come di consueto si svolgerà nel mese di agosto in altri comuni del Salento. In questi giorni è appena partito il bando per le iscrizioni dei film (Corti, medi e lunghi) che scadrà il 30 aprile 2012. Tre le categorie di autori: Film di Autore singolo; Film di più Autori; Iscrizione Scuole.

presentano
venerdì 21 ottobre ingresso 5.00 € - inizio spettacolo ore 21.00

Ha “una storia da raccontare” fatta di tante piccole storie Mino De Santis, cantautore ironico, paroliere salentino armato di chitarra, dallo spigliato genio pungente e sardonico. Oltre alla tormentata vicenda d’un padre annichilito dal desiderio di un maschietto, o quella del moribondo che alfin trapassa, alle poesie messe in musica per la magia della sua terra, il Salento o sua maestà l’ulivo, la voce marcata e profonda si trastulla in più o meno mascherate metafore di pregiudizi e difetti, in un’esilarante “batracomiomachia” dei caratteri salentini, passando con irriverente comicità per l’opportunismo politico, l’emigrazione, la disoccupazione, il menefreghismo, un mix coinvolgente e trascinante in cui “tutto è cultura”.
Finalmente! Dopo oltre vent’anni ad allietar serate e cene tra amici con oltre duecento canzoni e la chitarra sempre in spalla, Mino De Santis presenta il suo primo cd: “Scarcagnizzu”, ovvero quella folata di vento improvvisa che arriva dal basso e solleva terra, foglie e tutto ciò che incontra, per poi riprendere nuove direzioni, è il titolo dell’album del cantautore di Tuglie, progetto nato dopo l’incontro-colpo di fulmine con il Fondo Verri di Lecce che ne ha prodotto la pubblicazione, e ospita la chitarra di Valerio Daniele, la voce di Dario Muci, i fiati e il piano di Emanuele Coluccia. Soffia un vento nuovo, dunque, nella musica salentina, e “viene dal basso”, un vento che trova nella voce profonda di Mino De Santis, e nel suo genio avvezzo alla rima, il veicolo per raccontare una storia fatta di tante piccole cartoline, che illustrano a parole Salento e salentini, in una visione lontana dalle solite “tradizioni”, immagini ironiche, nostalgiche, mai rassegnate e soprattutto vere. Sa intessere lodi e decantar poesie di parole e note in “Salentu” o “Arbulu te ulie”, gioca a dipingere folklore e luoghi comuni del suo e di tutti i paesi ne “La festa patronale”, “Lu moribondu” e “Lu masculazzu”, tocca le sorti degli “emigranti di razza” in “Vanne alla Svizzera”, ma è soprattutto nel popoloso mondo animale che trova metafore per parlare di sé, della sua gente, della società di proletari e borghesi, come in “Lu cavaddhu malecarne”, “La malota & lu salanitru” o “Lu cane”, passando per il sociale, l’opportunismo politico, il lavoro che non c’è, il menefreghismo, chiudendo con un monito: occhio a riconoscere lo “sguario” perché di questi tempi è facile cadere nella trappola del fermento e del risveglio di un Salento in cui ormai “Tuttu è cultura”. Marina Greco(qui Salento)
Si consiglia prenotare al 0832875283 mob. 3386606640 o
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KAMA_D'AUTORE_LIBERA_NOMENI per Antonio Montinaro_Comune di CALIMERA
presentano
mercoledì 28 settembre 2011
Gherardo Colombo
incontra gli studenti e chiunque desideri ascoltarlo

INGRESSO LIBERO
INIZIO ORE 19.30
SCRIVIAMO INSIEME UNA PAGINA DI DEMOCRAZIA
NON MANCATE
venerdì 3 giugno 2011
Pittura, illustrazione, movimento, si fanno poesia
Una sera dedicata ai corti d'animazione
ingresso libero

Abituati a pensare che cio' che viene da "altrove" sia migliore, anestetizzati dalla televisione e da buona parte del cinema americano, spesso ignoriamo un Cinema a disegni animati che il resto del mondo ci invidia, divulga e conosce bene.In Italia la storia dei disegni animati è lunga, tortuosa e frammentaria. Si va dai fasti 'industriali' e televisivi del Carosello degli anni 60, ai pochi e indimeticabili lungometraggi di Luzzati e Bozzetto, fino ad un 'Cinema Corto' caratterizzato da chiaroscuri, silenzi e piani sequenza. Questo che vi proponiamo è solo un piccolo viaggio sulle rotte tracciate da giovani autori italiani,pluripremiati nei festival specializzati in giro per il mondo; a loro vengono dedicate retrospettive e spesso le loro opere diventano oggetto di studio. E' un cinema intriso di poesia che si muove a ritmi meno frenetici, la delicatezza di un "foglio che piove dall'alto", dove il paesaggio, il tempo e la memoria hanno medesima importanza. La ricerca di percorsi tra figurazione e movimento, esplorando tecniche molteplici, ha prodotto ottimi risultati. "Arte plastica in movimento": l'animazione e' un linguaggio complesso che arriva a raccontarci, regalarci storie e visioni, utilizzando tutto cio' che puo' animare la fantasia.
GIANLUIGI TOCCAFONDO
LA CODA (1989)
LA PISTA (1991)
LA PISTA DEL MAIALE (2002)
ESSERE MORTI O ESSERE VIVI E' LA STESSA COSA (2000)
PINOCCHIO (1998)
ITALIA TAGLIA (1997)
Gianluigi Toccafondo ha saputo creare un linguaggio cinematografico in cui la scomposizione del movimento e la deformazione del tempo fondono, e sovrappongono le sue immagini di pittore con quelle del cinema classico e delle sue icone. Un artista a tutto tondo, innamorato dell'arte grafica, del cinema e delle loro ibridazioni e trasformazioni. Nell'ambito dell'animazione d'autore, quella che nasce per sole esigenze di ricerca artistica e che (purtroppo) si vede proiettata solo ai festival, il nome del nostro Gianluigi Toccafondo occupa un posto di particolare rilievo. Pittore, illustratore e cineasta, Toccafondo si presenta come il capofila di quella generazione di pittori prestati all'animazione che sta caratterizzando la scena italiana, al punto che Giannalberto Bendazzi ha cominciato a parlare di un vero e proprio movimento neopittorico.(Giovanni Russo). Attivo anche in pubblicità e in televisione, ha realizzato sigle per programmi di successo (Tunnel), il logo e la sigla della Fandango (che ha prodotto i suoi ultimi film), campagne rimaste famose come quella, ormai decennale, per la Sambuca Molinari (su regia di Pietro Follini) e nel 1999 la sigla d’apertura della 56ª Mostra del Cinema di Venezia, che vedeva protagonista un’ Asia Argento trasfigurata in sirena. E’ stato aiuto regista del film Gomorra di Matteo Garrone.
SIMONE MASSI
IMMEMORIA (1995)
PITTORE, AEREO (2001)
TENGO LA POSIZIONE (2001)
PICCOLA MARE (2003)
IO SO CHI SONO (2004)
LA MEMORIA DEI CANI (2006)
Tutto, nel cinema di Simone Massi (in questo caso vicino a Piavoli e De Andre'), sembra custodire un legame indelebile con qualcosa che lo mantiene in vita, che lo nutre senza saziare una fame di raggiungere un altrove. Prima di essere animate nei fotogrammi dei corti le immagini vengono incise, come le facce dalle rughe i corpi dal tempo. In queste insenature scorre il senso di ingiustizia, la coscienza di un'offesa subita, la fiducia nella forza di un'idea che si oppone alle macerie della sconfitta, la piccolezza della condizione umana che pero' non riguarda coloro che vivono ai margini, ma la violenza di chi impone di escluderli cancellandoli dalla Storia. Cio' che resta e' l'eredita' di una civilta' contadina, un piccolo frammento di intimita' e un atto di pasoliniana vicinanza che cresce come smisurato inno al ricordo, a pezzi di esistenza da non lasciare allacenere dell'oblio e a brandelli di un "prima" che preme per riemergere con potenza visionaria.(duellanti, marzo 2010)
ed altri lavori di artisti stranieri
RYAN LARKIN, FEDORENKO E LAMB, JOAN GRATZ, AMANDA FORBIS, GEORGES SCHWIZGEBEL, JOANNA QUINN
a cura di Emanuela Delle Donne e Pietro De Carlo

siamo orgogliosi di informarvi che il film MAMMALITURCHI! è stato selezionato al 28.mo FILM FESTIVAL DI TORINO
concorrerà nella sezione italiana.corti
Mammaliturchi!
Regia, soggetto, operatore, fotografia, luci, filtri, disturbi, montaggio, titoli: Carlo Michele Schirinzi Musica e suono: Stefano Urkuma De Santis “Mammaliturchi!” (S. de Santis – 2010) Assistente: Marcello Ciullo Backstage fotografico: Marcello Ciullo, Stefano De Santis Produzione: Gianluca Arcopinto / Gabriele Russo e Massimo Floris per Kama Soc. Coop. a.r.l. / Carlo Michele Schirinzi Anno di produzione: 2010 Paese di produzione: Italia Durata: 17’00” Formato originale: miniDV Aspect ratio: 4/3 Colore: colore Suono: stereo
Film Festival: 28° Torino Film Festival, Torino 32° CINEMED Festival International Cinéma Méditerranéen, Montpellier, Francia.
Sinossi: Rivive il percorso della continua migrazione all’interno di un buio container mentre, a tratti, riemerge l’immagine inabissata di un ex centro d’accoglienza abbandonato e distrutto: un relitto da cui trasuda il dramma di ciò che è stato, dalla fuga ai maltrattamenti…intanto l’acqua picchia le retine sfocando le possibilità d’infinito.
Dichiarazione del regista: Isaia 21 / Don Tonino Bello
Il protagonista è un ex centro d’accoglienza chiuso da qualche anno per gli scandali dovuti al trattamento degli ospiti. Il film non vuole essere un attacco ai carnefici, né un compatimento delle vittime, non vuol essere una critica ad un metodo sbagliato, né un calcio ad una legge che ha permesso di creare nuove prigioni mutando il significato del termine ‘ospitalità’: una visione d’apnea documenta con occhio vitreo l’enorme relitto inabissato in cui tutto è sospeso come in un fondale cullato dalle acque…è come se uno dei tanti cadaveri custoditi del Mediterraneo s’aggirasse clandestinamente tra le piastrelle bianche di questo corpo profanato. I lentissimi movimenti di macchina inscrivono le macerie nella purezza formale dell’inquadratura: è l’eco del rigore abusato che scontra violentemente l’archeologia delle vite qui stipate. Ciò che è successo è solo uno dei tasselli che compongono un mosaico ancora più grande, l’intento allora, è scagliare un sasso all’impossibilità di modificare la propria esistenza, tirare un urlo al cielo mentre un liquido velo amalgama il tutto in tonalità pastello rosacelesti, sfarinando l’architettura con i resti d’umanità, pezzi d’arredo con drammi indelebili. … a queste profondità vana è l’attesa del sole…
http://www.cinemaitaliano.info/news/06481/mammaliturchi-un-opera-tra-la-videoarte-e.html
Frammenti da un confine - per Corso Salani
Regia, soggetto, costumi, operatore, fotografia, suono, montaggio, missaggio, titoli: Carlo Michele Schirinzi Assistente alla regia e location: Ingrid Simon Interpreti: Carmine Giangreco, Gianluca Arcopinto, Patrizia Di Paola, Mauro Alba, Carlo Michele Schirinzi, Gabriele Russo, Ingrid Simon Backstage fotografico: Ingrid Simon Attrezzista: Giancarlo Schirinzi Trovarobato: Rita Botrugno, Luigi Schirinzi Attrezzerie: Annarita Schirinzi, Marcello Ciullo Produzione: Carlo Michele Schirinzi per “Untertosten Film (produktionen autarkiken)” Anno di produzione: 2010 Paese di produzione: Italia Durata: 11’00” Formato originale: miniDV Aspect ratio: 16/9 Colore: colore Suono: stereo
Sinossi: Finis Terrae: un pellegrino attraversa il vecchio sentiero che porta nei pressi di Santa Maria di Leuca incrociando persone ed ostacoli prima che il mare squarci le rocce. Da questo (mio) confine, frammenti di un viaggio dedicato a Corso.

Venerdì 29 ottobre (ore 20.00 – ingresso gratuito) presso il Cinema Elio di Calimera Sergio Torsello e Vincenzo Santoro incontrano l'attore e antropologo Brizio Montinaro che, a seguire, proporrà lo spettacolo Danzare col Ragno, un affascinante itinerario di lettura, realizzato dall'attore e antropologo Brizio Montinaro, tra i testi storici del tarantismo nel Mezzogiorno e in Spagna - a partire dalle testimonianze cinquecentesche fino ai "racconti etnografici" di Ernesto de Martino - accompagnato dall'esecuzione, con gli strumenti dell'epoca, delle musiche che, nei secoli, sono servite nella cura magica degli effetti del morso della mitica taranta, a cura dal gruppo Ensemble Terra d'Otranto.
Brizio Montinaro nato a Calimera di Lecce, è una delle più singolari personalità del mondo dello spettacolo. Attore per professione è antropologo per vocazione. La distanza tra i due ambiti di interesse ha alimentato per anni l'idea che esistessero due persone con lo stesso nome: una appartenente al mondo dello spettacolo, l'altra inserita in qualche università italiana. Le due figure si sono ricongiunte grazie a Maria Corti, sua maestra e scrittrice che in più occasioni pubbliche ne ha parlato mettendo in rilievo la sua singolarità.
Sabato 30 Ottobre (ore 18.00 – ingresso gratuito) presso l'ex Convento degli Agostiniani di Melpignano si terrà un seminario su "Canti di lavoro e canto sociale in Puglia" a cura di Gianni Amati. A seguire sarà proiettato il documentario "Muretti a secco. Voci di Puglia" di Francesco Sossio Sacchetti, che mette a confronto più generazioni approfondendo la conoscenza delle condizioni di lavoro nei campi in Puglia. La serata si chiuderà con lo spettacolo Memorie della Terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento e con la presentazione del libro/cd (Squilibri) tratto da esso. Lo spettacolo è di e con Vincenzo Santoro e con Daniele Girasoli (voce, tamburello, cucchiai, armonica a bocca), Maria Mazzotta (voce, tamburello, cupa cupa), Enrico Noviello (voce, tamburello, chitarra battente), Anna Cinzia Villani (voce, organetto diatonico, armonica a bocca, tamburello). Nello spettacolo la lettura di alcuni racconti - tratti da una ricerca condotta a partire dalle testimonianze orali dei protagonisti della protesta delle tabacchine di Tricase del 1935 - viene affiancata dall'esecuzione di canti tradizionali di argomento "politico e sociale", che in molti casi contengono espliciti riferimenti alle vicende narrate (tra gi altri: Lu sule calau calau, Fimmene fimmene, La tabbaccara, Madonna mia ce sta succede, Le tabbacchine di Aradeo, Maledettu lu Cinquanta, Scusati amici cari, Il canto dell'Arneo).
Lunedi 1 Novembre (ore 18 – ingresso gratuito) presso l'ex Convento degli Agostiniani di Melpignano la Taranta nella rete si conclude con la presentazione della Mappa Sonora a cura dell'Associazione Culturale Follevola, del dvd Musiki, a cura di Bigsur, frutto dei due seminari "Filmare la musica e il territorio", e del libro Sui patrimoni immateriali del Salento e del Gargano (Squilibri), che propone un estratto delle cinque tesi vincitrici del concorso La Taranta Laureata, un bando per tesi di laurea rivolto a tutti i giovani che studiano la musica popolare, dedicato a laureati, laureandi e dottorandi che tra il 2006 e il 2009 hanno curato tesi sul tema "La Notte della Taranta e il patrimonio etnografico locale". Al libro è allegato anche un cd che racchiude invece quattordici brani delle band che hanno partecipato al concorso Note per la Notte che ha concesso ad alcune di loro di esibirsi sul palco del festival La Notte della Taranta nel 2009 (Iubal Collettivo Musicale, Dj Bellezza e Rione Junno) e nel 2010 (Ri Briganti Band, Kachupa Folk Band e Joe Petrosino & Rockammorra Band). Il risultato è una panoramica eterogenea che offre spunti interessanti per "il futuro della musiche tradizionali". In chiusura concerto del Massimiliano Morabito Ensemble, guidato dall'organettista di Cisternino, che presenterà i brani del suo lavoro discografico "Sendë nà rionettë sunà", al quale hanno collaborato, tra gli altri, Maria Moramarco, Pietro Balsamo, Enza Pagliara, Maria Mazzotta, Anna Cinzia Villani, Dario Muci, Attilio Turrisi, Pietro Balsamo, Giancarlo Paglialunga, Marco Tuma, Gianluca Longo, Mauro Durante, Gianni Gelao.
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- www.latarantanellarete.it

PROGRAMMA SERATA - ingresso libero
ore 19,00 (il pubblico prende posto) PROIEZIONE DI FILMATI IN DVD CON VARI CANTANTI CHE CANTANO CANZONI DI FRANCO CORLIANO'
ore 19,30 (inizio ufficiale presentazione) SALUTO DEL PROF. LUIGINO SERGIO (Presidente dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina), SALUTO DEL DOTT. GIANNI PALMA (Vice Presidente dell'Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e Assessore della Grecìa Salentina per il Comune di Calimera)
MOMENTO MUSICALE CON IL GRUPPO "ENSEMBLE TERRA D'OTRANTO" (Musica antica)
SALUTO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI CALIMERA
RELAZIONE DEL PROF. PAOLO PROTOPAPA
RELAZIONE DEL PROF. DANIELE PALMA
SALUTO DELL'AUTORE FRANCO CORLIANO'
SALUTO DELL'EDITORE MANNI
MOMENTO MUSICALE CON ANNA TOMMASI CHE CANTA "KLAMA"
SALUTO DI EVANGELOS ALEXANDRIS (Presidente della Lega Italo-ellenica)
GRUPPO DI BALLERINI GRECI CHE PROPORRANNO ANTICHE DANZE GRECHE IN COSTUMI TRADIZIONALI.

LE SELEZIONI AVVERRANNO VENERDI' 1 OTTOBRE 2010 ALLE ORE15.00 PRESSO IL CINEMA ELIO
Questi i personaggi che cerchiamo:
1) uomo di 65/70 anni, magro (non magrissimo), alto non più di 1,65 m 2) donna di 60/65 anni, robusta, alta 1, 70 m circa (comunque più dell'uomo) 3) bambino di 3-4 anni, non vivace 4) ragazzo di 36-37 anni, magro, capelli neri, alto non più di 1,65 m 5) ragazza che dimostri 16-17 anni, magra, capelli neri, occhi grandi e scuri, viso magro, molto bella (tipo Claudia Mori da giovane) - vedi foto allegata 6) un gruppo musicale composto da: bassista, batterista, chitarrista, età compresa tra i 23 e i 30 anni, uomini (il basso può essere una donna). i componenti devono essere molto magri (o magri) ed avere l'aspetto dei gruppi punk di fine anni 70. suoneranno "non alignment pact" dei Pere Ubu - vedi foto allegata (the clash) 7) uomo, età compresa tra i 30 e i 40 anni, con tratti somatici dell'est, capace di stare in apnea: dovrà interpretare un cadavere che galleggia in mare con la testa rivolta al fondo 8) donna di 67-70 anni, aspetto signorile, sarà il cadavere di un'ex maestra di scuola. nella scena la donna starà in una bara aperta all'interno di una casa durante una veglia funebre notturna
È preferibile che le comparse, soprattutto anziane, siano della zona (Lecce e provincia)
info e contatti
un primo piano frontale, un primo piano laterale, una figura intera
siamo felici di comunicarvi che il film MAMMA LI TURCHI! del salentino Carlo Michele Schirinzi è ufficialmente iscritto alla selezione della 67. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, una coproduzione Gianluca Arcopinto / Kama Soc. Coop a.r.l.
di seguito vi riportiamo alcune suggestioni
MAMMA LI TURCHI! - soggetto di Carlo Michele Schirinzi
Nero.
Suono reale del mare, una porta metallica si chiude violentemente sbattendo.
Ancora nero mentre ascoltiamo scricchiolii d'imbarcazione lignea.
Un lampo visivo mostra il mare in tormenta osservato da un vetro picchiato dalla pioggia (quasi accecando lo spettatore per l'inaspettata comparsa) e… Sbam!
Nero.
Il mare ora è ascoltato dall'interno di un container, non c'è immagine, solo nero. Profondo.
Ancora un lampo fa riemergere la tormenta d'acqua (è un mare che ricorda la pittura di Tintoretto), ancora un attimo visivo chiuso di netto dall'ennesimo sbattere di porta.
E ancora nero.
Inizia il viaggio clandestino.
Lentamente emerge un luogo abbandonato: c'è stata vita in questi interni perduti, lo si capisce dalle macerie depositate per terra (materassi, armadi, tavoli, sedie, indumenti, giocattoli, libri…), la sua conformazione architettonica fa pensare ad un ospedale, corridoi comunicano con stanze prive di finestre, e da queste aperture il cielo violenta la struttura con forza.
Tutto è distrutto.
A tratti, da quest'apnea architettonica, riemerge il mare in tormenta, spiato da vetri su cui la pioggia continua a battere cancellando in parte l'immagine.
È un viaggio, l'ennesimo viaggio clandestino all'interno di un buio container; il suono del motore dell'imbarcazione, a tratti assordante, si mescola con il rumore del mare e dell'interno/esterno di quest'arca inabissata.
Il suono è padrone incontrastato di questa traversata immaginata, liquida, in qualche modo profetica. Eil suono/rumore sembra dar vita all'immagine dell'edificio.
Ci troviamo in un ex-centro d'accoglienza per clandestini, ora abbandonato e semidistrutto, un relitto da cui trasuda il dramma di ciò che è stato, il dramma della fuga priva di meta, il dramma dei ciechi spostamenti e della continua ricerca di una nuova vita, ma soprattutto l'impotenza e l'impossibilità di modificare la propria esistenza…
MAMMA LI TURCHI! - note di regia
"Sentinella, quanto resta della notte?"
"Resta poco"
Isaia 21
Il protagonista del film è un ex-centro d'accoglienza chiuso da qualche anno anche per gli scandali dovuti al trattamento degli ospiti.
Il film non vuole essere un attacco ai carnefici, né un compatimento delle vittime, non vuol essere una critica ad un metodo sbagliato, non vuol essere un calcio ad una legge che ha permesso di creare nuove prigioni mutando il significato del termine 'ospitalità': il film non è un avvoltoio che attende le carogne e plana sulle disgrazie avvenute …
Lo scopo, se di scopo si può parlare, è mostrare uno stato di fatto, documentare con occhio vitreo quest'enorme relitto inabissato.
È una lentissima visione liquida, come se un pesce, o uno dei tanti corpi cadaveri custoditi dalle acque del Mediterraneo, s'aggirasse clandestinamente tra le piastrelle bianche di questo corpo profanato, un corpo che fu 'luogo d'accoglienza', luogo d'approdo in cui tutto è fermo, come sospeso come in un fondale, cullato dalle acque.
Non è frutto di un'ispirazione, né di una sceneggiatura meditata, si è creato da se: le immagini e le non immagini hanno preso forma, componendosi, deformandosi, ansimando, urlando come in una tragica ed angosciante 'visione d'apnea'.
Ciò che è successo è solo uno dei tasselli che compongono un mosaico ancora più grande: l'intento, allora, è scagliare violentemente un sasso all'impossibilità di modificare la propria esistenza, tirare un urlo al cielo mentre un velo d'acqua amalgama il tutto in tonalità pastello rosacelesti, sfocando l'architettura con i resti d'umanità, macerie d'arredi con drammi indelebili.
… a queste profondità vana è l'attesa di un raggio di sole…
giovedì 20.05.2010 - Sotto il celio azzurro...
con l'usuale delicatezza di Edoardo Winspeare.
E' il racconto di una esperienza reale, fra gioie e dolori (come è la vita).
Un asilo che non è un parcheggio, ma una comunità di affetti dove si impara che è bello avere delle radici, un posto dove tornare. I maestri diventano "zii", un po' giullari, che ridono e ballano insegnando a non aver paura degli altri e a credere in ciò che si fa, perché, comunque, ripaga.
Il regista si dice coautore del documentario, richiamando l'importanza cruciale che ha avuto la fase di montaggio, in un lavoro come questo. Le dissolvenze fra frame girati in verticale e orizzontale fanno da sfondo ai titoli di testa, lo sviluppo narrativo segue una "linearità a ritroso" (non flashback, ma fotografie, che scorrono recuperando il passato nei volti dei protagonisti, con cadenza ritmica, sulle musiche originali di GABRIELE RAMPINO).
Non sono espedienti tecnici, ma stilemi su cui si regge il senso del film.
Passaggi. Anche gli adulti sono stati bambini, sebbene essi non lo ricordino e i loro figli, spesso, non riescano a crederlo (in fondo, è una consapevolezza acquisita sulla fiducia).
Il progetto, nato da una commissione, è diventato, prima ancora di essere realizzato (così come è nella natura di Winspeare) un percorso di "intima" conoscenza con ciò che viene documentato. Figure e spazi … (grandi e piccoli) sono passati prima attraverso la sua anima. Come attraverso un prisma, tutto è filtrato e restituito a "colori" nella rappresentazione.
Il Winspeare "dei documentari" è l'occhio che ha prima di tutto la capacità di mimetizzarsi fra le cose e le persone, rispettando i lunghi silenzi interiori (l'osservazione precede per mesi la fase delle riprese).
Tema portante del lungometraggio, sebbene suo contenitore e non unico contenuto, è l'interculturalità: la "terra" in cui piantare i semi della vita vera.
Così, attraverso le sezioni narrative del film (le quattro stagioni come simboli consueti di crescita personale), ricordiamo, semplicemente, che siamo ciò che "eravamo".
E nell'ambito della rassegna Cinema d'Autore, è ribadito che,
quando ognuno fa la propria parte, è PER NON DIMENTICARE, CONTRO LE MAFIE, PER LA LEGALITA'.
di SABRINA ROSATI
Venerdi 5 marzo 2010. RADIO EGNATIA
Il Nuovo Cinema Elio ha inaugurato la programmazione "Cinema D'Autore"(Circuito regionale sale cinematografiche di qualità), con la proiezione del documentario Radio Egnatia, di Davide Barletti (produzione Fluid Video Crew) e le suggestioni sonore dello spettacolo musicale "Sintonizzando Radio Egnatia", a cura di Raffaella Aprile e Antongiulio Galeandro.
Finanziato dalla Regione Puglia, con le risorse dei fondi europei dell'Asse IV FESR 2007/2013, il Progetto D'Autore è nato con l'obiettivo di restituire al cinema d'autore lo spazio e l'attenzione che merita.
Non a caso, il primo appuntamento del programma è stato riservato al documentario di Davide Barletti; lavoro nato qui, nella Grecìa salentina, e realizzato grazie alla tenacia del regista e alla passione di tutti coloro che, da subito, hanno creduto nella qualità indiscutibile di un progetto come questo.
"Radio Egnatia" è l'esperienza di un "viaggio" in sala, attraverso paesaggi, incontri e suggestioni mirabilmente sospese fra artificio e realtà e, ricordando le parole di Claudio Magris in Danubio,anch'esso, come tutti i viaggi imprevedibili (fatto di intrichi, fra la dispersione dei sentieri e la casualità delle soste), ha una sua "architettura, ove è possibile portare qualche pietra", non per costruire paesaggi, ma per scomporli e goderne.
E' un piccolo affresco, che racconta del presente e del passato, di tempi che convivono da millenni, in luoghi costantemente in bilico fra vita e arte.
Tutto comincia dove sorge la terra straniera che ci assomiglia, dove ancora si respirano i profumi delle diverse stagioni di una cultura che è nata dalla grande Storia e dalle piccole fedi quotidiane.
E' un percorso "relazionale", un itinerario di conoscenza fra terre e genti riscoperte da immagini e ritmi carpiti lungo l'antica strada romana tracciata agli albori dei secoli.
Seguendo la linea virtuale del 41° parallelo, al di là del mare (il canale d'Otranto), rinveniamo il cammino (a tratti disconnesso) che univa le due capitali dell'Impero: da Occidente ad Oriente, Roma e Costantinopoli.
Le riprese, durate quattro anni lungo un tragitto di più di mille chilometri, mostrano una ad una le tracce ripercorse dalle frequenze di una radio immaginaria, che emette frammenti sonori e stralci d'informazione quotidiana.
Quei luoghi sono paesi vicini e lontani, nemici e fratelli, che trasudano gli echi di una Storia complessa e custodiscono (fieri) tradizioni inevitabilmente contaminate.
Attraversate le frontiere (che sulle acque di un lago si possono "navigare"), ogni sosta è l'occasione per fermare il "senso" ritrovato ed inciderlo su una chianca, posta a testimonianza del suo ricordo.
A conclusione della serata, rimaniamo immersi nella dimensione surreale delle Onde Medie di "Radio Egnatia", accompagnati dalla splendida voce di Raffaella Aprile e dalle note della fisarmonica di Antongiulio Galeandro, stupiti nel riscontrare come alla fine tutto si confonde, sino ad approdare nel luogo "vero" di una frequenza reale (il porto di Istanbul).
di SABRINA ROSATI |