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in sala da venerdì 17 febbraio

Trama. Oggi ottantenne, Margareth Thatcher, già primo ministro britannico dal 1979 al 1990, fa colazione nella sua casa londinese a Chester Square. Il marito Denis è morto ormai da molti anni ma la decisione di sgombrare finalmente il suo guardaroba la mette in forte stato di agitazione. Mentre si accinge a dare inizio alla giornata, l'uomo le appare vero, amorevole e rispettoso come quando era in vita. Nella cena che organizza quella sera, Margareth è come al solito brillante con gli ospiti ma ad un certo punto comincia a rievocare un'altra cena, quella in cui conobbe Denis ben 60 anni prima. Il giorno dopo la figlia Carol convince la madre a farsi vedere da un medico. In realtà l'anziana donna sostiene di sentirsi benissimo e non dice al dottore di quel continuo incombere dei ricordi che ormai popola ogni sua giornata. Tornata a casa, Margareth lotta contro l'incalzare del passato, rispetto al quale però ritrova la propria autonomia: una vita presente forse meno ricca ma non meno degna di essere vissuta. Critica."Bette Davis e Katharine Hepburn non avranno pace pensando che Meryl Streep, con una bravura ormai inqualificabile, ha soffiato loro un ruolo meraviglioso, quello di Margaret Thatcher prima donna pubblica amata ma più che altro odiata dal 1979 al '90, quota rosa con filo di perle e rovi di cotonatura, ministro e poi capo di un governo british di maschi, pure ironici perché la signora aveva umili origini di bottegaia, sapeva far la spesa ma senza esser casalinga. (...) Il piacevole film di Phyllida Lloyd, sceneggiato da Abi Morgan ('Shame'), parallelo alla 'Queen' di Frears con Helen Mirren, ecco un'altra donna cosmico storica, potentissima, che la Streep rende nonna truccata, affabile, precisa nella svagatezza del gesto e nel solco delle rughe, nei movimenti incerti, nella mano ossuta e nella penombra della demenza che rimuove i peccati. Come si fa a non darle l'Oscar?" (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27 gennaio 2012)
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in sala da venerdì 24 febbraio forse, "il" capolavoro di Martin Scorsese: cine-testamento di un regista che volle farsi Georges Méliès

Trama. L'orfano Hugo Cabret vive nel suo nascondiglio segreto all'interno della stazione di Parigi. Il ragazzo, oltre a coltivare il sogno di diventare un grande illusionista, è deciso anche a portare a termine un'importante missione: riparare il prodigioso automa trovato da suo padre prima di morire. Hugo sopravvive con vari espedienti che usa anche per recuperare i pezzi utili a completare la sua opera finché, un giorno, incontra Isabelle, nipote di un giocattolaio e con lei affronterà un'affascinante e misteriosa avventura... Critica. L'invenzione senza futuro dei fratelli Lumière è uno strumento 'meccanico' che può emozionare (quindi funzionare) solo se si intreccia con la necessità, intima, di narrare noi stessi. Il cinema è una chiave per riconoscerci e rimetterci a posto quando siamo 'rotti'. La scena forse più impressionante di un capolavoro vero e proprio è quando Hugo, accasciato su una poltrona, si abbandona al timore che il suo automa non potrà mai funzionare. (...) Scena impressionante anche perché un bambino appena cresciuto rappresenta il timore profondamente adulto di non trovare la propria autenticità. Ma bellissimo, 'Hugo Cabret', lo è dalla trama principale alle sotto-storie che compongono tutte le età della vita. Un godimento assoluto." (Elisa Battistini, 'Il Fatto Quotidiano', 2 febbraio 2012)
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