rassegne
rassegna

 

 

quattro appuntamenti, quattro giovedì, quattro occasioni per riflettere insieme al cinema d'autore

ingresso libero ore 21.00

 

giovedì 08 marzo_e ora dove andiamo? di Nadine Labaki

giovedì 15 marzo_sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio

giovedì 22 marzo_il sentiero di Jasmila Zbanic

giovedì 29 marzo_polisse di Maiwenn Le Besco

 

giovedì 08 marzo_e ora dove andiamo? di Nadine Labaki

Trama. In un isolato villaggio libanese dove cristiani e musulmani convivono pacificamente, un gruppo di donne è determinato a proteggere la comunità disinnescando le improvvise tensioni interreligiose portate da forze esterne al villaggio.
Critica. Nel Libano eternamente dilaniato tra mille fazioni è nata una regista che maneggia i generi più esplosivi e le trovate meno ortodosse con leggerezza da coreografa e mira da lanciatore di coltelli. Si chiama Nadine Labaki e qualcuno si ricorderà di lei per 'Caramel', la commedia ambientata in un salone di bellezza che rivelò il suo talento (e la sua grazia, Labaki è anche attrice, qui fa la padrona del bar). Stavolta però la 37enne scoperta a Cannes compone un'irresistibile requisitoria per la pace mescolando gli ingredienti più disparati con sfacciataggine, inventiva, felicità non comuni. 'E ora dove andiamo?' si apre infatti con una memorabile scena da tragedia greca - un gruppo di donne nerovestite avanza battendosi il petto e quasi danzando in un paesaggio desolato - ma presto si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Un'indiavolata commedia rusticana, parlata e qua e là cantata in arabo. Un western mediorientale in cui le donne hanno il ruolo dei buoni e gli uomini quello dei cattivi. Una favola con momenti musical ambientata in un paesino dove cristiani e musulmani convivono in naturale e precaria armonia.

 

giovedì 15 marzo_sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio

Trama. La vita di Luminita, un'adolescente clandestina pronta a tutto per la propria sopravvivenza, si scontra con quella di Antonio, un anziano prossimo alla morte. Tra queste due esistenze ai margini, quando la lotta per la sopraffazione reciproca si fa crudele e miserabile, si scorge un inaspettato barlume d'umanità, la possibilità di un miracoloso contatto umano che cambierà il loro destino.
Critica. Sono i gemelli torinesi Gianluca e Massimiliano De Serio, che sublimano in chiave artistica e cinefila - sì, sono duri e puri - la misericordia caravaggesca: dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, i carcerati, seppellire i morti. Il loro è un cinema autoriale, ma non chiuso, nella misura in cui chiede e concede allo spettatore di essere altrettanto. Si parte dal nero dei titoli di testa, si arriva al bianco di quelli di coda, e il passaggio non è solo cromatico, ma morale. In mezzo, forse la scena più bella del cinema italiano ultimo scorso: nottetempo, Luminiţa muove avanti e indietro una palla cangiante per acquietare un neonato, ed è il cardine etico e drammaturgico del film. Non solo, questa coincidenza di luce e buio illumina il paradosso del visibile da cui muovono le Sette opere: il bianco, ovvero una luce abbacinante che non permette di vedere, e il nero, l’oscurità che lascia intuire. Analogamente, la misericordia è esplorata con modalità eterodosse, contrastive, meglio, compiutamente laicizzate, sfrondate delle sovrastrutture fideistiche, perché si possa ricondurla a una pratica di vita nicciana: non il cristologico, ma il cristico, affidato a un percorso sensibilmente estraneo all’affabulazione e all’esemplarità delle parabole cinematografiche con le “solite” figurae christi. Perché, dicono i De Serio, si può non essere malvagi e comunque vendere un neonato, fare i soldi a prezzo della vita altrui: non solo l’occasione, ma il corpo (del reato) fa l’uomo ladro, in una anti-parabola che fa della aconfessionalità il grimaldello per accedere al sacro, alla sua irredimibile violenza e al capro espiatorio.

 

giovedì 12 aprile_il sentiero di Jasmila Zbanic

Trama. L’amore ai tempi della dipendenza per Jasmila Zbanic: un convincente on the road di coppia Sarajevo, Luna fa la hostess, il compagno Amar il controllore di volo: cercano un figlio, ma lui viene sospeso perché sorpreso a bere alcolici in servizio. Incontra un ex commilitone, ora musulmano integralista, e si ritrova insegnante di informatica in una comunità isolata dalla città: molla la bottiglia, ma abbraccia il wahabismo, e il gap dalla liberale Luna s’accresce
Critica. Luna è Zrinka Cvitesic, attrice, ballerina e pianista croata, la regista è Jasmila Zbanic, Orso d’oro 2006 con Grbavica (Il segreto di Esma), il film è Il sentiero (On the Path), già in concorso alla Berlinale 2010 . Come da titolo, un on the road nelle ragioni di coppia, con una macchina da presa che costeggia, tallona e circoscrive le geometrie variabili di una liaison straordinariamente ordinaria: non c’è discorso a tesi, piuttosto, per dirla con Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, dove l’occorrente - islamismo - e l’occasionale - informatica - non prendono mai il sopravvento. Perché il focus è sull’anello che non tiene, ovvero, la dipendenza, qualsiasi dipendenza, capace di minare il vincolo: sul sentiero, dunque, la storia di due come noi. Sarajevo o Roma, poco importa, quel che conta è il paso doble

 

giovedì 19 aprile_polisse di Maiwenn Le Besco

Trama. Il Ministero dell'Interno assegna alla foto-reporter Melissa l'incarico di realizzare un libro fotografico sulla 'Brigade de Protection des Mineurs' (Squadra di protezione dei minori). Attraverso il suo obiettivo, la donna cattura le immagini dei poliziotti impegnati nella routine quotidiana, diventando così consapevole di quanto duro sia il lavoro della BPM: dagli interrogatori con presunti padri molestatori alle retate notturne per liberare i piccoli rom dalla schiavitù, ogni agente assume su di sé la responsabilità di un avvenire meno infausto per i minori che deve tutelare e allo stesso tempo è costretto a tirare avanti con la consapevolezza che al peggio non c'è mai fine, sacrificando anche la vita privata e le esigenze delle persone care. Nonostante tutto, però, il lavoro di squadra riserva anche momenti per riflettere sui rapporti interpersonali, gioire per la solidarietà dei colleghi e scoppiare a ridere in modo irrefrenabile nei momenti più inaspettati.
Critica. "Un film che «Le Figaro» ha definito 'il primo choc di Cannes' proprio per la durezza dei temi che affronta: aborti, abusi sessuali di padri sulle figlie, di nonni sulle nipotine, violenze di istruttori sugli allievi, di compagni di scuola su altri compagni, e poi casi di esibizionismo, voyuerismo, di miseria estrema e di maternità negata. Un calvario. Le storie raccontate sono tutte vere, precisa la regista che ha ritagliato per sé il ruolo di una fotografa, e sono vere le vite dei dieci poliziotti, un gruppo compatto e solidale, quasi una famiglia, dove «ci si protegge l'uno con l'altro e si sta sempre insieme»."


 

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giovedì 10 novembre 2011 ore 21.00

ingresso libero

al termine incontro/dibattito su quel che resta della fede con Don Gigi Toma (parroco di Calimera)

Trama. Marta ha tredici anni e, dopo averne passati dieci con la famiglia in Svizzera, è tornata a vivere a Reggio Calabria, la città dov'è nata. Subito si confronta con un mondo sconosciuto diviso tra ansia di consumismo moderno e resti arcaici. Inizia, così, a frequentare il corso di preparazione alla cresima, cercando nella parrocchia le risposte alla sua inquietudine. Incontra don Mario, prete indaffarato e distante che amministra la chiesa come una piccola azienda, e la catechista Santa, una signora un po' buffa che guiderà i ragazzi verso la confermazione. Ma capirà presto che deve cercare altrove la sua strada...
Critica. "«Mi sintonizzo con Dio, è la frequenza giusta!». Inneggiano gli adolescenti ai bordi di Reggio Calabria, allestendo lo show della santa cresima. E nel backstage del catechismo si guadagnano il sacramento-trofeo tra quiz su Gesù e cacce ai miracoli. (...) Colpisce nel segno l'esordiente 28enne Alice Rohrwacher, disincantata osservatrice del Malpaese, dove sacro e profano si mescolano in un tripudio di incoscienze e di buona volontà. Un film dallo sguardo maturo, di bellezza cristallina, da ammirare e ricordare. Applaudita alla Quinzaine des réalisateurs del recente Cannes, dove era l'unica italiana in selezione." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 maggio 2011)

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16 novembre

SILENCE di Ava Lanche_Questo film è su Silenzio che non è Silenzio. Abu Graib e tutte le prigioni speciali nascono nel silenzio, vivono nel silenzio, si nutrono del nostro silenzio.
LABERINTO VERDE di Abel KavanaghUn regalo dalla Mamma di Pacha, a questo punto il terna della foglia di coca ha creato un acceso dibattito geopolitico nell’area dell’America Meridionale. Abbiamo voluto guardare questa pianta da una prospettiva nuova, sperando di condannare il collegamento stabilito tra la foglia sacra e la traffico illegale da cui proviene la cocaina.


17 novembre

ATTEROS. Breve viaggio nell'immigrazione di Bepi VignaIn viaggio tra gli immigrati extracomunitari in Italia, ciascuno portatore di una propria storia fatta di rinunce, sofferenze, sacrifici. Dall'Africa allaBosnia, dalla Palestina, dal Pakistan e alla Cina, le testimonianze di chi, pur provenendo da differenti realtà politiche e sociali, è testimone di valori e problemi che riguardano tutti gli uomini. Gli immigrati, oltre che a contribuire col lavoro al nostro sviluppo, rappresentano un’occasione.
HOW GREEN WAS OUR VALLEY di Fereshteh JoghataeiIl livello dell'acqua sta crescendo e 63 villaggi di una Valle ricca di vegetazione saranno allagati e i loro residenti devono andare via. C'è un luogo santo in uno dei villaggi e le persone stanno aspettando un miracolo che eviti il peggio.


18 novembre

DAISY CUTTER di Enrique Garcìa, Rubèn Salazar_Daisy Cutter racconta la storia di una bambina d’appena dieci anni, Zaira, che (come molti altri bambini) vive l’ingiustizia della guerra dalla prospettiva che gli permette il suo tenero ed innocente sguardo. Zaira raccoglie tutti i giorni margherite per un amico che non c’è più: per non dimenticarlo, per non perderlo.
O' MORO di Calissoni-E. Offredo_Napoli, Italia, fine degli anni cinquanta. Un "carabiniere" taciturno chiamato "O'Moro" dal suo capo, ha la missione per arrestare i ladri della città. Una mattina, al porto incontra una zingara che cambierà il suo destino.
SOTTO CASA di D.Baiardini-G.S Bellunato-M.Ciocia-C.Parecchini_Torino, inverno 2009: tre torinesi vivono situazioni abitative difficili. Reno abita ai margini della città in una baracca, Cristian è senza fissa dimora e cerca un lavoro, una casa e una vita nuova, Fabri vive in una casafamiglia e sogna di andar via.. ma forse no. Questo documentario animato vuole guardare a situazioni di vita diverse e nascoste, anche se sotto gli occhi di tutti, ed è basato su tre interviste per ascoltare tre persone con i loro problemi.
IL FEROCE SALADINO di Ist. Comp. "Nicolò Alunno" Belfiore di Foligno (PG)_Il feroce Saladino Sante e i suoi amici tentano un'impresa impossibile: liberare un prigioniero montenegrino da un campo di concentramento.
SENAPE VS KETCHUP di IIS T.D'Oria Ciriè (TO)_Come vive un mangiatore di senape in una societa di mangiatori di ketchup?

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giovedì 24 novembre 2011 - ore 21.00

ingresso libero

interverranno le registe Sophie ed Anna-Lisa Chiarello e il produttore Gianluca Arcopinto

Sinossi. “Ritals” è un documentario che ripercorre la storia di Maria e Vincenzo e i suoi fratelli che a metà degli anni ’50 emigrano dal Basso Salento in Francia. Partiti con un progetto migratorio essenzialmente di lavoro e quindi temporaneo, si stabilizzano nella periferia di Parigi dove resteranno per 25 anni.
“Ritals” ripercorre l’epopea di Vincenzo e Maria filmando oggi la loro emigrazione dal basso Salento alla periferia di Parigi. Il film racconta una storia di vita al tempo stessa comune e emblematica dell’emigrazione italiana rifacendo il viaggio che ha cadenzato 25 anni di emigrazione. Da Corsano a Parigi e da Parigi a Corsano, le loro voci tessono un racconto di vita portandoci a raccontare altre storie legate alla loro. Alla fine degli anni ’80, Vincenzo e Maria tornano nel loro paese di origine, decisi a non fare più ‘valigie’. È il “grande ritorno” che li confronterà a un nuovo spaesamento, in una condizione di entre-deux culturale insolubile.
‘Ritals’, il film, prende il suo nome da un termine dell’argot francese dall’etimologia incerta che indica gli italiani in Francia.‘Ritals. Domani me ne vado’ nasce forse da un desiderio di fuga, una casella che rimane aperta, lì, nella mente di chi è figlio di una emigrazione. C’è sempre un domani per andare via, tornare a casa, se si sa dov’è la propria casa. Ma un modo per trovarla può anch’essere quello di raccontare la storia della propria famiglia, ripercorrendone alcune strade. È quello che hanno fatto Anna-Lisa e Sophie Chiarello nel loro film documentario.

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presentano

PER NON DIMENTICARE maggio 2011

ingresso libero

LA PARTECIPAZIONE E’ UN DOVERE MORALE




Venerdì 6 maggio 2011 – ore 20.30

IL COLORE DEL VENTO

un film di Bruno Bigoni



Sceneggiatura: Bruno Bigoni; Fotografia: Daria D’Antonio, Saverio Guarna, Fabrizio Lapalombara, Andrea Locatelli; Montaggio: Massimo Fiocchi, Cristina Flamini; Musica: Mauro Pagani; Produttore: Minnie Ferrara; Produzione: Minnie Ferrara & Associati (Italia); Co-produzione: Lumière (Italia); Distribuzione italiana: Lumière (Italia)

sinossi

Il colore del vento racconta il viaggio di una nave mercantile nel Mar Mediterraneo. Marinai che vivono  sull’acqua la maggior parte della loro vita, che si perdono nel mare per scoprire donne, uomini e città, per cogliere e raccontare le diverse realtà del Mediterraneo, incrociando popoli e culture, intrecciando passato e presente. Ogni scalo è una città, ogni città una storia. Funziona come prologo a questo viaggio, la città di Barcellona. Anni fa, in una città affacciata sul mare, il sogno di libertà divenne per qualche mese realtà, portando la speranza di un mondo migliore. Conxa Pérez, 95 anni, ultima sopravvissuta delle “mujeres libres”, racconta quei giorni indimenticabili. La prima tappa della navigazione è Tangeri, dove il mare è speranza di futuro anche per i giovani abitanti,  che dalla fine del regime internazionale vedono nella vicina Spagna la possibilità di migliorare  la loro vita e realizzare i propri sogni. Il viaggio prosegue verso Bari, dove incontriamo Violeta, un’immigrata albanese che racconta il suo difficile cammino d’integrazione, paradigma degli scogli burocratici e mentali  che gli immigrati ancora oggi incontrano dopo essere approdati sulle nostre coste. La navigazione prosegue alla volta di Sousse, città tunisina, dove la cantante Mouna Amari e il musicista Mauro Pagani, con la commistione delle loro sonorità musicali, mirano a rinsaldare il ponte fra oriente e occidente, sempre più pericolante dopo l’11 settembre, per dimostrare che il Mediterraneo è il Mare Nostrum, un mare che dovrebbe unire invece che separare.  Da questo sodalizio nasce una versione inedita della canzone  Sidun, sull’omonima città libanese martoriata dalla guerra, che rivive nelle immagini di repertorio e nella memoria dei marinai. Lampedusa, altra tappa del viaggio, ne è la riprova. Sulle spiagge della piccola isola, tristemente nota per gli sbarchi clandestini, toccano terra gli immigrati africani e la loro massiccia presenza è per molti abitanti spesso ingombrante. Gli immigrati africani, come un tempo gli albanesi, guardano al mare con timore e speranza, consapevoli del fatto che esso può inghiottirli o restituirli a nuova vita. Il viaggio riprende, passando da Istanbul, per risalire l’Adriatico. Il mare, custode silenzioso delle guerre di ogni tempo, rinnova la memoria di Ivana, abitante di Dubrovnik, penultima tappa del viaggio, che nelle pagine del suo diario, scritto da bambina durante la guerra civile del 1991 descrive l’arrivo delle navi da guerra e i bombardamenti sulla città. Nei suoi ricordi e in quelli dei suoi concittadini il mare è insieme fonte di pericolo e di salvezza. La nave infine ritorna a casa gettando l’ancora nel porto di Genova. Questa città, come le altre del viaggio, ha una storia legata al mare da raccontare. Dal mare, infatti, arrivano le donne nigeriane che, costrette a prostituirsi, vedono svanire il loro desiderio di libertà e di riscatto sociale nel dedalo dei “caruggi” genovesi.

partecipano:

Amadou e Ibrahim Faye (immigrati senegalesi)

Luigi De Luca (direttore dell’Istituto di culture mediterranee)

“Amistade” (omaggio musicale a Fabrizio De Andrè)

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martedì 10 maggio 2011 – ore 20.30

LA SVOLTA - donne contro l'Ilva

un documentario di Valentina D'amico



Montaggio: Ivan Verardo; Operatori di ripresa: Ivan Verardo, Valentina D’Amico; Fotografo di scena: Salvatore Bello; Tecnico del Suono e Speaker: Vittorio Amodio

A Taranto ci sono donne combattive (mogli, madri, lavoratrici) che vogliono spezzare il bastone dell’illegalità e dell’arroganza. Vogliono mettere fine all’impunità che mortifica la propria dignità, uccide i propri mariti e i propri figli, mina la propria salute. Donne che si ribellano, oggi, contro quella che a Taranto e per Taranto è stata da sempre considerata una salvezza, da qualche tempo il peggiore dei mali. L’Ilva. L’Ilva è la più grande acciaieria d’Europa che, insieme all’aumento annuale dei profitti, detiene il primato nazionale di morti sul lavoro (180 dalla prima apertura dei cancelli) e d’inquinamento dell’ambiente (il 92 % della diossina nazionale). Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato. Sullo sfondo, al centro, sempre la fabbrica. Il lavoro degli operai raccontato da dipendenti ed ex dipendenti, e svelato attraverso la vicenda di Antonino, morto nello stabilimento. La sua storia, narrata nel testo “La Svolta” scritto dalla moglie Francesca, nel video è interpretata da un attore. L’ingresso all’Ilva, il lavoro all’Ilva, la morte all’Ilva. Da qui si dipanano le esperienze personali delle sei donne, e con loro si ripercorrono decenni di sconvolgimenti socio-economici e ambientali di una città che forse oggi ha trovato il coraggio di reagire contro la fabbrica. Quella fabbrica che è amica se dà lavoro (oltre 20mila occupati fino agli anni 90, neanche 13mila oggi), ma che è nemica perché disprezza l’uomo e mortifica l’ambiente. Con la complicità delle istituzioni, dei sindacati, dei cittadini-lavoratori (per necessità, per paura).

partecipano:

Giovanni Chiriatti (editore)

Fulvio Colucci e Giuse Alemanno (autori del libro “Invisibili”)

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sabato 14 maggio 2011 – ore 20.30

POLITICA E POTERE

incontro-dibattito


partecipano:

Rosario Crocetta (europarlamentare ed ex sindaco di Gela)

Fabio Granata (deputato)

Antonino Iannazzo (sindaco di Corleone)

Michele Emiliano (sindaco di Bari)

Leo Palumbo (assessore alla cultura di Calimera)

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martedì 17 maggio 2011 – ore 18.00

MISURE CAUTELARI: USO O ABUSO?PROSPETTIVE DI RIFORMA

incontro-dibattito


partecipano:

Alfredo Ancora (giornalista – autore del libro “Un processo per caso”)

Nicola D’amato (sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Lecce)

Rossano Adorno (docente presso l’Università del Salento)

Marco Guida (presidente regionale A.N.M.)

Gabriele Valentini (avvocato penalista)

Gabriele Russo (avvocato amministrativista)

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venerdì 20 maggio 2011 – ore 20.30

100% SBIRRO - avventure e disavventure di un poliziotto della Catturandi

un libro di I.M.D. con Raffaella Catalano



Il metodo di lavoro della Sezione Catturandi della Squadra mobile della Questura di Palermo è diffusamente raccontato in questo bellissimo libro da un binomio di eccellenza: I.M.D. (un componente della Sezione che per ovvi motivi di sicurezza cela il suo nome sotto le semplici iniziali) e da Raffaella Catalano, che ne ha tradotto in brillante parola scritta le superlative esperienze, iniziate il 4 dicembre 1995 e proseguite poi per 15 anni, fino ad oggi.(tratto dalla prefazione di Gian Carlo Caselli)
partecipano:I.D.M. (autore del libro); Dario Montana (fratello di Beppe Montana, ucciso dalla mafia nel 1985); MaurizioCampanelli (sostituto commissario della Polizia di Stato)

partecipano: I.M.D. (autore del libro),Dario Montana (fratello di Beppe Montana, ucciso dalla mafia nel 1985),Maurizio Campanelli – (sostituto commissario della Polizia di Stato)


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sabato 21 maggio 2011 – ore 20.30

IL PAESE DELLA VERGOGNA

teatro di memoria civile

monologo di Daniele Biacchessi



1944, Sant’Anna di Stazzema. Inizia da un immagine di un girotondo di bambini il racconto di Daniele Biacchessi, accompagnato da Marino e Sandro Severini dei Gang. Questo spettacolo parte da un dato di fatto, incontrovertibile. In Italia la verità storica non segue mai lo stesso binario della verità giudiziaria. Le prove delle stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto nascoste nel cosiddetto “Armadio della vergogna”. I colpevoli di stragi come Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia a Brescia, treno Italicus, stazione di Bologna, Rapido 904, sono tutti sostanzialmente liberi. E’ l’Italia spiazzante delle verità negate, raccontate da Biacchessi attraverso scene esemplari, flash su personaggi diversi tra loro ma uniti da un solo nome: ingiustizia. Sono Fausto e Iaio, i giovani militanti di sinistra ammazzati a Milano pochi giorni dopo il sequestro Moro; Peppino Impastato, direttore di Radio Aut, assassinato da Don Tano Badalamenti; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi dalla mafia politica. Un collage di fatti e storie, carichi di emozioni. “Il paese della vergogna” é soprattutto un libro di Chiarelettere Editore. Raccoglie, in una versione riveduta e ampliata, alcuni testi di teatro narrativo civile scritti e interpretati in centinaia di repliche da Daniele Biacchessi: “La storia e la memoria”, “Fausto e Iaio”, “Storie d’Italia” e “Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato”. I quadri sulla strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja Marazzini.Daniele Biacchessi racconta misteri, omicidi e stragi in un’Italia che sembra ormai vivere in una perenne ri(e)mozione forzata. Con la voce e la potenza di uno scrittore che è l’unico erede della narrativa civile di Pier Paolo Pasolini.” (La Repubblica, Gian Paolo Serino)“Non gli servono effetti speciali. Bastano la sua voce e la volonterosa musica di un paio di amici. Perché è la storia d’Italia, quella più fosca, più scomoda, più vergognosa, ad accapponare la pelle del pubblico. Daniele Biacchessi gira le piazze come un antico cantastorie a svegliare le coscienze dei cittadini. ” (La Stampa, Bruno Ventavola)“Le quattro pièce d’impegno civile contenute nel libro di Biacchessi vorrebbero essere un contributo a scostare le ante del Paese da quel muro che ne impedisce l’apertura «perché – riflette l’autore – una società che non può fare i conti col passato, non comprende il proprio presente e non può progettare il futuro.” (Il Sole 24ore, Lionello Mancini)

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lunedì 23 maggio 2011 – ore 20.30

COME UN UOMO SULLA TERRA

Regia: Andrea Segre, Dagmawi Yimer, con la collaborazione di Riccardo Biadene

 


Produzione: Asinitas onlus e ZaLab; Soggetto e fotografia: Andrea Segre in collaborazione con Stefano Liberti; Montaggio: Luca Manes con la collaborazione di Sara Zavarise; con: Fikirte Inghida, Dawit Seyum, Senait Tesfaye, Tighist Wolde, Tsegaye Nedda, Damallash Amtataw, Johannes Eyob, Tsegaye Tadesse, Negga Demitse; Assistente alla regia: Matteo Calore; Post produzione audio: Riccardo Spagnol; Distribuzione: Giulia Moretti per ZaLab; Musiche originali: Piccola Bottega Baltazar;

Con il patrocinio di AMNESTY INTERNATIONAL Italia


il film che racconta agli italiani cosa si nasconde dietro gli accordi con la libia.il film che dà voce alla dignità e al coraggio dei migranti africani
Per la prima volta in un film la voce diretta dei migranti africani sulle modalità in cui la Libia sta operando il controllo dei flussi migratori dall’Africa, per conto e grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa. Dag studiava Giurisprudenza ad Addis Abeba, in Etiopia. A causa della forte repressione politica nel suo paese ha deciso di emigrare. Nell’inverno 2005 ha attraversato il deserto tra Sudan e Libia, dove si è imbattuto in una serie di disavventure legate alle violenze dei contrabbandieri e dalla polizia libica, responsabile di indiscriminati arresti e disumane deportazioni. Sopravvissuto alla trappola Libica, Dag è riuscito ad arrivare via mare in Italia, a Roma, dove ha frequentato la scuola di italiano Asinitas Onlus, punto di incontro di molti immigrati africani. Qui ha imparato non solo l’italiano ma anche il linguaggio del video-documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei sul terribile viaggio attraverso la Libia, e di provare a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del Colonnello Gheddafi.“Come un uomo sulla terra” è un viaggio di dolore e dignità, attraverso il quale Dagmawi Yimer riesce a dare voce alla memoria di sofferenze umane, rispetto alle quali l’Italia e l’Europa hanno responsabilità che non possono rimanere ancora a lungo nascoste

partecipano:Alfredo Mantovano (sottosegretario ministero degli Interni), Sergio Blasi (segretario regionale PD)


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mercoledì 25 maggio 2011 – ore 20.30

FRATELLI D'ITALIA

un film documentario di Claudio Giovannesi

 



Sinossi: Alin Delbaci, 17 anni, rumeno, vive in Italia da quattro anni. Ha un rapporto conflittuale con i compagni di classe e con la professoressa di italiano. Masha Carbonetti, 18 anni, bielorussa, adottata da una famiglia italiana. Vorrebbe partire per incontrare suo fratello, che è rimasto in Bielorussia. Nader Sarhan, 16 anni, egiziano nato a Roma. E’ fidanzato con una ragazza italiana contro il volere dei suoi genitori. Tre adolescenti di origine straniera nella stessa scuola. Ostia e la periferia di Roma. Gli amori, i conflitti e l'identità.Non è difficile trovare ragazzi di origine straniera nell’Istituto tecnico commerciale Toscanelli di Ostia. Ce ne sono molti. Per esempio ci sono Alin, Masha e Nader. Un diciassettenne (dalla Romania), una diciottenne (dalla Bielorussia), un sedicenne (dall’Egitto). Il regista romano Claudio Giovannesi mette a disposizione la sua telecamera per raccontare le loro storie. Lo fa senza trarne giudizi, senza fare la morale, senza dipingere in maniera forzatamente rassicurante il mondo dell’immigrazione e i giovani della seconda generazione. Perchè non esistono “fenomeni” ma persone. Non esistono concetti ma individui. E se una categoria si deve trovare, per unire questi tre ragazzi, è più quella dell’adolescenza che non quella dell’immigrazione. In questo sta l’interesse del documentario Fratelli d’Italia. Alin, Masha e Nader sono prima di tutto identità in via di formazione, ingorghi di conflitti in via di elaborazione. Quelli che bisogna sbrogliare nell’età inquieta delle scuole superiori. E che, un adolescente di origine straniera, può vivere in maniera ancora più difficile. Perchè, da sciogliere, può esserci il rapporto con una famiglia che si percepisce distante, o viceversa la difficoltà di staccarsi dalla comunità di appartenenza, oppure la totale rimozione delle proprie radici. Alin sembra uscito da un film di Scorsese e alcuni luoghi di Ostia sembrano un bar di Brooklyn. Alin proprio non vuole integrarsi nella sua classe di italiani. Frequenta rumeni e si sente diverso ma anche unico e irripetibile, come accade spesso di volersi sentire da giovanissimi. Masha è stata adottata da piccola. È in tutto e per tutto italiana. Impossibile distinguerla da una sua coetanea romana. Masha ha un fratello nel paese di origine, che la “ritrova”, contattandola al telefono. Masha non sa che fare: vorrebbe (forse) andare a trovarlo. Ma ha molta molta paura di confrontarsi con il passato doloroso che ha messo sotto il tappeto. Nader ha una fidanzata romana, frequenta solo italiani, bestemmia pure e non pare incline a onorare le tradizioni islamiche a cui la famiglia tiene molto. Il suo conflitto è tra le mura domestiche. In particolare con la madre, un donnone che gliele canta e gliele suona con foga (alla faccia della sottomissione).

partecipano:

Paola Mola (Radio Creativa, collaboratrice FLARE)

Francesco Oliva (giornalista)

Roberto Quarta (direttore EIFF)
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domenica 29 maggio 2011 – ore 20.30

DON TONINO BELLO. biografia di un profeta

un film documentario di Alessandro Torsello

 



«Abbiamo realizzato un lungo e complesso lavoro storico basandoci su testimonianze cartacee e interviste video, raccolte tra parenti ed ex allievi di don Tonino. Il risultato è stato un importante riconoscimento per il lavoro di ricostruzione della biografia di don Tonino: gli anni della formazione e dell’inizio dell’attività pastorale e quelli precedenti l’ordinazione episcopale».Era il 1954 quando il diciannovenne Tonino Bello, giovane chierico già allora innamorato della scrittura, collaborando con la rivista del seminario di Bologna, scrive in un articolo: “Il terreno pare proprio preparato per l’azione del sacerdote: ma i sacerdoti che si dedicano a questo campo d’apostolato in Puglia sono ancora pochi. Se giungiamo in ritardo, c’è la possibilità che questa grande forza ci sfugga di mano”.

La strada è lunga,
ma non esiste che un solo mezzo
per sapere dove può condurre,
proseguire il cammino.
Da "Alla finestra la speranza" – don Tonino Bello


partecipano:

Don Luigi Ciotti (presidente di LIBERA)

Don Gigi Toma (parroco di Calimera)

Alessandro Torsello (regista)

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Giovedì 28 ottobre 2010
BOUQUET di Walter Mazo
premio MIGLIOR FILM SULLA DIVERSITÀ all'“ECOLOGICO FILM FESTIVAL”
Bouquet  è un cortometraggio prodotto da AGbD (Associazione Sindrome di Down),scritto e interpretato da giovani portatori di Sindrome di Down ccoordinati da Fabio Grobberio,Cristiano Zanini e Walter Mazo. Il film parla di un misterioso rapimento avvenuto durante una festa di matrimonio; l'intricato caso sarà  risolto brillantemente da un investigatore, e nell'ultima parte non mancano colpi di scena, inseguimenti e un finale a sorpresa.



Giovedì 04 novembre 2010
LA RABBIA – ipotesi di ricostruzione - di P. Paolo Pasolini
a 35 anni dalla scomparsa del poeta
La rabbia di Pasolini è, come dichiara il suo sottotitolo, un’ "ipotesi di ricostruzione", ed è allo stesso tempo un ritrovamento insperato, il ritorno inaudito d’una voce poetica e d’una forza visionaria che spalanca vertigini sul nostro presente, e un autentico risarcimento culturale.Le immagini del film restituiscono un'invettiva carica di ragioni politiche e sentimento poetico, montando sequenze di cinegiornali ricostruisce lo spirito dell’epoca: il mondo “dominato dalla scontentezza e dalla paura”, l’ombra dell’atomica, il malessere della guerra fredda, la bellezza infranta di Marilyn Monroe, l’Italia in difficile transizione verso la modernità. La composizione grafica di testo e  immagine restituisce l’impressionante forza visiva dell’opera pasoliniana, e la profonda, inquietante modernità del suo pensiero.


Giovedì 18 novembre 2010
PIOVONO MUCCHE di Luca Vendruscolo
Trama. All'interno della comunità per disabili 'Ismaele' di Roma convive una variegata umanità: un criminale tetraplegico, una seduttrice costretta su una sedia a rotelle, un folletto spastico... Dall'altra parte della 'barricata', volontarie sexy, capetti bizzosi ed obiettori di coscienza cinici. Precettati dal Ministero, un giorno arrivano però nella comunità alcuni obiettori, fra i quali il giovane Matteo, per svolgere il loro servizio civile.
Critica. Commedia grottesca e vivace, a volte venata di cinico verismo, sul disabile come oggetto e soggetto di disturbo e vitalità 


Giovedì 25 novembre 2010 ingresso ore 21.00
L'AMORE BUIO di Antonio Capuano
Trama. Le ripercussioni e le conseguenze di uno stupro brutale ai danni della sedicenne Irene da parte di un gruppo di coetanei. Uno di loro, Ciro, denuncerà se stesso e i suoi compagni finendo in carcere. Irene, dal canto suo, è anche lei imprigionata a causa dell'aggressione fisica e psicologica subita. Gli universi di Irene e Ciro, seppur distanti, inizieranno lentamente un irresistibile avvicinamento. 
Critica. Un film dal titolo bellissimo, 'L'amore buio', che racconta nello stile perfetto dell'autore, colorando il sottoproletariato e decolorando la borghesia, una storia mai sentita.


Giovedì 02 dicembre 2010 ingresso ore 21.00 selezione da l'“ECOLOGICO FILM FESTIVAL”
LIFE FOR SALE di Yorgos Avgeropoulos miglior film sulla società
Life for sale è un'inchiesta sul più grande mercato dell'acqua del mondo, l'acqua ''pubblica'' in odore di diventare privata in molti zone del mondo, compresa l'Italia . Girato in Cile, dove l'acqua è considerata una risorsa privata... 
Il film invita a riflettere su cosa diventerebbe il pianeta se tutta l'acqua diventasse pubblica, come e' ora il petrolio.
CARPA DIEM di Sergio Cannella primo premio sezione cortometraggio
"Per l'originalità del soggetto, e per il modo in cui porta lo spettatore a riflettere su come economizzare riguardo al tema dell'Energia. Un eccellente regia, aggiunge pertinenza al proposito. Siamo felici di poter premiare questo spot, prodotto da una piccola struttura indipendente."
IL VINCITORE di Davide Labanti primo premio sezione mediometraggio
“Il vincitore” è una storia che parla di impotenza nei confronti del potere e del controllo. In un futuro prossimo, “la crisi” ha ridotto drasticamente il numero dei lavori tradizionali. Posti come l’impiegato, il barista o il postino, piuttosto che l’avvocato o il medico sono una rarità. Tutti i maggiorenni che non possiedono uno dei pochi lavori tradizionali rimasti disponibili, sono obbligati a vestire una tuta bianca, segno di appartenenza ad una classe sociale subalterna e spersonalizzata.L’unico modo per uscire da questa condizione è vincere al “Gratta e Lavora”, un concorso del tutto simile al gratta e vinci, che mette in palio, invece del danaro, oltre un milione di posti di lavoro.


Giovedì 09 dicembre 2010 incontro con CARLO MICHELE SCHIRINZI
Elegia del naufragio - retrospettiva ed anticipazioni
MAMMALITURCHI!, il cortometraggio di Carlo Michele Schirinzi prodotto da KAMA insieme a Gianluca Arcopinto, appena premiato al Torino Film Festival “Per la capacità di trasfigurare uno spazio semi-concentrazionariorivelandone – attraverso l’uso drastico e coerente di un visivo dilatato – il carattere costitutivamente straniante e deformante. Mammaliturchi! ci chiarisce che ogni struttura di contenimento è in sé, inevitabilmente, una maceria sociale”.Nella serata monografica, dal titolo "Elegia del naufragio", sarà proiettato il corto FRAMMENTI DA UN CONFINE, commissionato dal 28TFF per ricordare Corso Salani e alcune scene del lungometraggio in preparazione I RESTI DI BISANZIO.
Ospiti della serata, oltre a Carlo Michele Schirinzi, Marinilde Giannandrea, critico d'arte, Stefano Urkuma De Santis, autore delle musiche di MAMMALITURCHI! e protagonista de I RESTI DI BISANZIO.
ospiti Gabriele Panico "Larssen" e Stefano De Santis "Urkuma"
selezionato al 32° Cinemed di Montpellier.

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4 maggio 2010
ore 20.30 CinemaInsieme
LIBERO CINEMA IN LIBERA TERRA di W.ROMEO, E.ANTOGNONI, N.FERRERI

partecipano
PIERPAOLO ROMANI (Coordinatore Nazionale ass.ne AVVISO PUBBLICO)
MIMMO STUFANO (Presidente Nazionale ass.ne AVVISO PUBBLICO)
ALESSANDRO LEO (Resp.le Beni Confiscati ass.ne LIBERA Puglia)
GABRIELLA STRAMACCIONI (Coordinatore Nazionale ass.ne LIBERA)
VIVIANA MATRANGOLO (Referente ass.ne LIBERA Internazionale)



11 maggio 2010
ore 20.30 CinemaInsieme 
DIARIO DI UNO SCURO dei FLUID VIDEO CREW

partecipano
LORENZO CONTE (regista)
LUIGI DE LIGUORI (ex magistrato)
FRANCESCO OLIVA (giornalista)
IPPOLITO CHIARELLO (attore)
20 maggio 2010
ore 20.30 CinemaInsieme
SOTTO IL CELIO AZZURRO di EDOARDO WINSPEARE

partecipano
E.WINSPEARE (regista)
FRANCESCO FARINA (giornalista)






23 maggio 2010
ore 20.30 CinemaInsieme
I GATTI PERSIANI di BHAMAN GHOBATI

partecipano
MICHELE CURTO (Presidente FLARE)
Giovani dissidenti iraniani appartenenti al Movimento Verde

martedì 25 maggio 2010
ore 20.30 CinemaInsieme
CON IL CUORE FERMO, SICILIA di GIANFRANCO MINGOZZI




27 maggio 2010
ore 20.30 CinemaInsieme
HANNA E VIOLKA di ROSSELLA PICCINNO


partecipano
R.PICCINNO (regista)
GIOVANNI CHIRIATTI (editore)
ADA DONNO (Forum Donne Native Migranti)

29 maggio 2010
ore 20.30 presentazione libro
MAFIA EXPORT di FRANCESCO FORGIONE

partecipano
F. FORGIONE (già Presidente Commissione Antimafia)
BRIZIO CANDELIERI (Presidente ACEA)
GIOVANNI CUCURACHI (Ten. Col. Guardia di Finanza)


30 maggio 2010
ore 18.30 messa
(chiesa madre) presieduta da Don Luigi CIOTTI
ore 20.30 presentazione libro
LOTTA CIVILE di ANTONIETTA PASCALI

partecipano
ANTONELLA MASCALI (scrittrice)
Dott.ssa SIMONA DALLA CHIESA
Dott.ssa STEFANIA GRASSO (Referente Nazionale LIBERA MEMORIA)
familiari delle vittime di mafia pugliesi


31 maggio 2010
ore 20.00 assegnazione premio “Antonio Montinaro”
per la migliore trasmissione radiofonica TI DO LA MIA PAROLA - SPECIALE ORECCHIO ACERBO
a cura dell'Ass.ne IL DADO per Radio Salentina - Martano

ore 20.30 teatro
POLIZIOTTA PER AMORE con BEATRICE LUZZI di NANDO DALLA CHIESA







Domenica 13 giugno 2010 – ore 20.30 
LA FABBRICA DEI TEDESCHI 
di Mimmo Calopresti

Presentato nella giornata dedicata dalla Mostra del cinema di Venezia al dramma delle morti sul lavoro, La fabbrica dei tedeschi racconta la tragedia della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino in cui, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, un incendio divampa e sette operai perdono la vita. I colleghi, giunti in loro aiuto, tentano invano di spegnere le fiamme, ma gli estintori non funzionano. Un incidente fatale, che si poteva evitare, se fossero stati effettuati i controlli e una manutenzione regolari. La fabbrica dei tedeschi è una pellicola che dà voce alla rabbia, alle domande senza risposta di come sia potuto accadere, al dolore dei parenti delle vittime, alle accuse ai responsabili dell'azienda. 
Un'occasione per riflettere su "sicurezza e lavoro" e ricordare chi il 13 giugno 1960 nel magazzino Villani e Pranzo di Calimera perse tragicamente la vita nell'incendio 
scoppiato durante dei lavori di disinfestazione condotti irresponsabilmente senza nessun rispetto delle norme di sicurezza... 
Al dibattito successivo alla proiezione hanno partecipato: 
BOCCUZZI ANTONIO (unico sopravvissuto della squadra arsa viva alla ThyssenKrupp di Torino, parlamentare del PD, membro de XI COMMISSIONE LAVORO PUBBLICO E PRIVATO 
TOMMASI APOLLONIO (rappresentante CGIL) 
SICURO STEFANIA (segretario PD Calimera)

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